Renzi l’autocrate: ipotesi di delitto (imperfetto)

Sommario: individuate le funzioni (pubbliche e) istituzionali assunte e accumulate e concentrate da Renzi (predetto) dacchè è divenuto segretario del Partito Democratico, si osserverà se il modo, della loro esplicazione, sia stato antigiuridico (anche penalisticamente), costituzionalmente difforme (“autocratico” anziché “democratico” e “fascista” ex XII disposizione transitoria e finale della Delib.ne Assemblea Costituente 22 dicembre 1947). E si concluderà in conseguenza. 

“Regione Sarda” può dilapidare così le proprie “accise” ?

Da “CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA XV LEGISLATURA Mozione n. 4, a firme: DEDONI – PITTALIS – RUBIU – SOLINAS Christian – FENU – COSSA – CRISPONI – CAPPELLACCI – ZEDDA Alessandra – TUNIS – TOCCO – RANDAZZO – PERU – TEDDE – CHERCHI Oscar – FASOLINO – LOCCI – OPPI – PINNA Giuseppino – TATTI – ORRÙ – CARTA – TRUZZU (sul trasferimento della quota di accise spettante alla Regione ai sensi dell’articolo 8 dello Statuto speciale per la Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell’articolo 54 del Regolamento”: Cagliari, 27 marzo 2014)

“Polizia Sovversiva”

Cinque minuti di applausi, dei delegati al congresso nazionale del SAP (il sindacato autonomo di polizia), verso gli agenti condannati per omicidio “colposo” (nella realtà doloso, ma degradato intuitu personae, per il privilegio giudiziario istituzionalmente, oramai, riservato ai “servitori dello stato”), del diciottenne Federico Aldrovandi durante un “controllo”….

Partito Democratico anticostituzionale…

1. Il PD renziano (“ma anche”) berlusconiano (B.R., lo ha siglato sarcasticamente  Rino Formica), per una  sinergia che (d’altronde) ebbe fin dall’inizio, col  partito berlusconiano:
prima informale, allorchè  si astenne dal fermarlo,  all’ingresso  del recinto costituzionale,  quale aggregazione di forze neorazziste neofasciste neocleriste neoaffariste neoliberiste, neoscurantiste, eversiva dell’ordine costituzionale,  subito riconoscibile come tale (perdippiù, fermabile con un solo tocco,  una leggina  sul “conflitto di interessi”); o allorché, invaso e occupato quel recinto da quel partito, si astenne  da ogni opposizione (istituzionale o sociale);
poi formale (la sinergia), allorchè dette  maggioranza parlamentare al Governo Monti, maggioranza parlamentare  e presenza ministeriale al Governo Letta, altrettanto al Governo Renzi, con l’aggiunta della  segreteria del partito e di intese  extraistituzionali orditrici di quelle istituzionali (cosìcchè, ovviamente, il PD, insieme all’indotto  sociopoliticogiuridico, della sinergia, ha condiviso pienamente i tratti culturali, di quella aggregazione: basti ad esempio la neorazzista  legge “Turco-Napolitano” sulla “immigrazione”);

Politica dell’ultima elezione regionale

1. Se una metà (circa) dell’elettorato si è astenuta dalla elezione (del Consiglio Regionale, del Presidente della Regione e, per suo tramite, della Giunta Regionale), se ciò significasse indifferenza ad essa (o rimessione, di quella metà, all’atto elettivo dell’altra metà), od ostilità ad essa (passiva, in attesa della manifestazione di una essenza politica ritenuta negativa, o attiva, per contrapposizione, strategica, dell’“astensionismo” all’“elezionismo”), ciò, comunque, implica dimezzamento della rappresentanza della popolazione nel potere legislativo e amministrativo regionale.

8.12.16

“L’accozzaglia” …

L”accozzaglia” che ha respinto l’assalto alla Costituzione antifascista guidato dal capo del governo e del Partito “maggioritario” in Parlamento (cioè guidato dal capo di un. mostruoso “governo-parlamento”, forte di una “maggioranza”, per di più, provento di truffa elettorale perpetuata anche dopo che fu sfatata dalla Corte costituzionale ), “Renzi”, da costui così denominata, nella Costituzione è detta Popolo.
“Accozzaglia” fu detto, in altro luogo (settentrionalesardo), da un altro (una donna) politicante di quel Partito, lo schieramento che tentava di respingerne l’assalto al seggio sindacale; mentre negli Statuti era detto Popolo.
Appartiene allo stile del Partito Democratico e dei suoi esponenti (centrali o locali) appellare il Popolo (dissidente) “accozzaglia”?
Sì, a quanto pare.
Ma se così è, quella variante denominatoria del Popolo, in sé antigiuridica perché contraria alle suddette norme, antisociale perché contraria alla socializzazione d’esse, è solo segno estrinseco di una “politica” intrinsecamente “nemica del popolo”, smascherata mentre puntava a detronizzarlo. E a turlupinarlo, dandogli a credere che, la maggiore regressione sociopoliticogiuridicoistituzionale riuscita in Parlamento (dopo quella mussoliniana), fosse soave ed innocuo
“… superamento del bicameralismo paritario, … riduzione del numero dei parlamentari, … contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, … soppressione del CNEL, revisione del titolo V della parte II della Costituzione”
Dandoglielo a credere fraudolentemente, e ad un tempo cospirativamente, dopo l’avvento, all’alba di questo decennio, di una aggregazione politica appositamente cospirativa contro il Popolo.
Quel segno d’altronde, opportunamente interpretato, lo racconta senza residui.

13.10.16

Sulla “materia” sottoponibile alla “iniziativa delle leggi” governativa (è stato obbiettato, altrove, all’addebito, mosso al Governo, di illegittima iniziativa legislativa in materia costituzionale – quella che ha portato alla “riforma Boschi” –, che non sarebbe “scritto”, in Costituzione, che, la “materia”, possa, debba, essere soltanto “amministrativa”. La seguente è stata la risposta).

7.10.16

Il capo del Governo e del Partito Democratico, Renzi:
1. dopo avere preso “iniziativa legislativa” (art 71 cost)‎ in materia costituzionale, “iniziativa” spettante  al Governo, supremo organo  della pubblica amministrazione, non oltre la materia amministrativa: così usurpando potere politico (incivilmente ed anche penalmente: artt 287 cp,  come altrove diffusamente illustrato);
1.1.ed avere quindi conseguito, con stratagemmi (ir)regolamentari delle votazioni parlamentari  o con forzature  morali su rappresentanze indocili (così attentando contro la Costituzione, incivilmente ed anche penalmente:  artt 283 cp, come altrove diffusamente illustrato): la revisione del sistema (onnirappresentativo) bicamerale;  del sistema  (pluralistico)  Stato Regione Province;  del sistema di  economia programmata ( abolito il  Cnel);  del sistema di  agevolazione del popolo nell’ “iniziativa delle leggi” (art 71 cit: non più cinquantamila ma centocinquantamila elettori proponenti);   del sistema di vari altri istituti,  correlati,  della Costituzione;
1.2 e dopo aver fatto ciò valendosi di  una “maggioranza” parlamentare (fittizia- in effetti minoranza- per apposita “legge truffa” elettorale), elargita dal suo partito. Averlo fatto, cioè, in un  contesto  istituzionale dove il   partito è  del Governo, il Governo è del partito,  il loro capo è comune, e,  quindi,  è  polo degli   interessi in conflitto ( il Governo ha dovere di imparzialità, secondo l’ art 97 cost., il partito ha dovere di parzialità, addirittura  per definizione). Così come è polo della (possibile) corruzione reciproca del partito e del Governo ( incivilmente, ma anche penalmente, secondo artt. 318, 319 cp, se non sono altro che pubblici ufficiali ministri e segretari del Governo); mentre, egli, loro capo,  corromperebbe sé con sè.
Ebbene costui:
1.3 giunto alla fase, nel procedimento di revisione della Costituzione, del referendum popolare confermativo; fase che dà la parola al popolo quale supremo organo costituzionale sedente nei territori, affinché compia, ove creda, revisione delle deliberazioni assunte da sé  sedente in parlamento.
Giunto, cioè,  alla fase  nella quale Parlamento,  Presidente della Repubblica,  Governo non hanno potere di elocuzione o di interlocuzione, hanno dovere di tacere, quale modo del dovere della imparzialità (gravante anche i primi due), per non intaccare in alcun modo l’autonomia perfetta, la indipendenza completa,  sovrane, della deliberazione popolare.
1.4 Giunto a quella  fase, costui, dicevasi, ha ripreso   ad usurpare potere politico. E,  capo del  partito quale capo del Governo ( e viceversa),  dopo avere sottomesso il proprio  sovrano (il Popolo)  in  Parlamento, si è posto  a sottometterlo nei territori: scorrendoli “in armi” invadendoli ed occupandoli,  oltre che con ministri, segretari (e sostenitori  d’ogni genere e specie), con propagande fisse del Si contro il NO; per giunta, talmente personaliste  che “se vince il sì’ cambio mestiere” (avrebbe detto ultimamente).
1.5 Dove la estraneità, la alienità, del suddetto, ai sistemi istituzionali e politici evoluti nelle “moderne democrazie” non potrebbe essere maggiore e più sconcertante. Dove, rispetto ad essi, egli appare effettivamente quel che annunciò di essere  e che volle essere:  “rottamatore”.

Il commiato, con l’avvocatura, dalla giustizia civile statale è urgente e possibile (3)

3. Segno di ciò è lo sfaldamento della sua forma di Stato “capitalistico-liberale” (“borghese”), basata sulla separazione funzionale, sotto la legge, di organi quali il Governo,  il Parlamento,  la Magistratura,  l’ Avvocatura (benché la Costituzione la preveda indirettamente,  richiamandola in varie norme, direttamente prevedendo la Magistratura, che tuttavia non potrebbe amministrare giustizia civile senz’essa, unica  detentrice  del potere di adirla, del potere “di azione civile”).

Il potere normativo del popolo sardo

Per Statuto, il  Popolo Sardo esercita il potere politico in due modi:
uno indiretto, con la elezione al Consiglio alla Presidenza  (più indirettamente) alla Giunta, regionali, dei propri rappresentanti, a fine di normazione primaria e secondaria;
uno diretto, con il referendum, abrogativo d’essa o  consultivo su essa.
La netta prevalenza, storica, del primo modo, denota l’inorganizzazione politica, del popolo, per il secondo; ma anche, l’ incidenza di questa, in particolare, sulla  qualificazione della rappresentanza.
A causa di ciò, l’esercizio del potere  nel primo modo, ha generato, impoliticamente, una  rappresentanza  senza popolo che non le fosse  “cliente” (fase  della “politica clientelare” generale, con la subordinazione del rappresentato al rappresentante, la perversione di questo in senso autocratico).
In seguito, ha generato, antipoliticamente, una  rappresentanza  contro il popolo (fase della “politica clientelare” particolare,  del privilegio, del  ritualismo del rappresentante, della sua degenerazione  in senso autoritario).
Il disastro socioeticoeconomicopolitico, causato da questo modo dell’esercizio del potere, è  visibile,  non c’è parte di popolo che non sia  in pena.
E’ Partito per la conservazione,  della “politica clientelare”  autocratica e autoritaria, quello che non lo colga, o che, coltolo, non reagisca.
La  reazione ad essa  si incammina mobilitando il secondo  modo ( che lo Statuto, d’altronde,  ha voluto  sinergico col  primo),  quello (dell’esercizio del potere)  diretto, referendario.
Il suo  campo d’azione,  d’altronde,  è  quello del primo:
ogni “materia”,  suscettibile  di decisione o di “consultazione” consiliari o giuntali,  è suscettibile di decisione o di consultazione referendarie (Regione Sardegna,  anche a seguito della riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione della Repubblica,  ne ha innumerevoli, tutte da inseminare  giuridicamente).
Lo è anche la materia statutaria,  perfino lì dove  limita,  la decisione referendaria,   alla funzione  abrogativa (della norma regionale) :
essa sarebbe  conducibile  al (la ammissione del) referendum propositivo ( che norma  dettare, oltre che norma abrogare), alla equiparazione funzionale della decisione referendaria a quella consiliare o giuntale.
La  mobilitazione del secondo modo (dell’esercizio del potere), pervenendo alla  organizzazione politica, del popolo,  verrebbe ad incidere  sul primo modo (in particolare sulla qualificazione  della rappresentanza), e, per conseguenza, al (l ’avvio del) superamento delle due fasi – dell’autocratismo e  dell’autoritarismo- della “politica clientelare”,  della pena  del popolo.
E’ Partito per la trasformazione quello che lo colga ed agisca in conseguenza.

“Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario” e “la riduzione del numero dei parlamentari”

Il “… superamento del bicameralismo paritario” (fine della legge “Boschi” di revisione della Costituzione, affisso al titolo) significa raggiungimento del bicameralismo disparitario?
In logica, si.
“Paritario”, sebbene sia ( o forse perché è) plurivoco, ha rimpiazzato l’univoco “perfetto” (usuale nella letteratura della materia, e appartenuto alla prima propaganda governativa). E comunque, apposto all’oggetto del superamento, rende l’inverso, “disparitario”, più esplicativo, e veridico, di quanto farebbe l’inverso di “perfetto” (“imperfetto”).
Giacché il bicameralismo che persegue è talmente “disparitario”, di una Camera dall’altra, da annunciare monocameralismo (occulto).
Di fatti.
1.L’una Camera (dei deputati) è elettiva, i suoi membri emanano dal corpo elettorale nazionale (primo organo della sovranità del popolo intero), e sono eletti per la legislazione nazionale (d’ogni ordine e grado) e per molto altro (vd nel seguito di questa parte).
L’altra Camera (dei senatori) non è elettiva, i suoi membri non emanano dal corpo elettorale nazionale (né locale), ma da corpi politici regionali, e sono eletti per la legislazione regionale (per la promozione della Giunta regionale alla Amministrazione locale, e per molto altro). E tuttavia, generano senatori (settantaquattro), per automòrfosi (modificazione della forma per fattori interni), fra essi, e, per xenomòrfosi (…per fattori esterni), fra i sindaci (ventuno) dei corpi politici comunali delle varie Regioni.
Infine, altri cinque senatori emanano da un organismo unipersonale, il Presidente della Repubblica, solo indirettamente (attraverso il Parlamento) sorgente dal corpo elettorale (così da essere rappresentativo, esclusivamente, -non del Popolo ma – del “l’unità nazionale” : art 87.1 cost. vigente).
1.1 Essa è, quindi, completamente inelettiva.
Lo è nonostante l’ “emendamento Finocchiaro” all’ art 2, per il quale “la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”. Di fatti, sia pure contro l’intenzione, esso appunta recisamente “le scelte espresse dagli elettori” sui “candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”. Cioè le appunta sulle attribuzioni dei consiglieri regionali e le situa nel rinnovo dei Consigli. Cioè dichiara, anche letteralmente, che le attribuzioni senatoriali sorgono (per automòrfosi e xenomòrfosi, come qui è detto) dalle attribuzioni consiliari; e le stacca nettamente dalle scelte del corpo elettorale regionale, che finalizza rigorosamente alla formazione dei Consigli regionali.
Per cui mai, quelle “scelte”, potrebbero avere ad oggetto senatori.
2. Ora se, per inelettività, sono dette “nomine” (art 59.2 cost..) gli attributi senatoriali dati dal Presidente della Repubblica, nomine (l’opposto di “elezioni”) non potrebbero non dirsi, per inelettività, quelli dati dai Consigli regionali (checchè ne dica, inveridicamente quanto capziosamente, l”emendamento” suddetto: ”… coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti…”).
Anzi, a ben vedere, queste nomine (a differenza di quelle, che fanno senatore chi non abbia altro attributo istituzionale) aggiungono gli attributi di senatori a quelli di consiglieri regionali e di sindaci.
Attributi, si intende, di attribuzioni (i.e. prerogative statiche o dinamiche, giuridicamente fondate, delle istituzioni) dei rispettivi corpi politici, delle quali, le senatoriali:
– non appartengono ai Consigli regionali, che, per ciò, non potrebbero darle;
-non potrebbero ad essi appartenere, perché attribuzioni di un corpo politico nazionale (e superiore);
-non potrebbero essere commiste alle loro, perché incompatibili (conflittuali):
si pensi alla commistione della legislazione nazionale (sia ordinaria, benché minima nella Revisione “Boschi”, che costituzionale) alla legislazione regionale: nei consiglieri-senatori. O alla commistione fra la legislazione nazionale e la Amministrazione locale (per di più subordinata, e separata dalla “divisione dei poteri”): nei sindaci- senatori;
-non potrebbero inibirsi per esse, né inibirle:
di fatti, alla incompatibilità “qualitativa”, su cennata, si unisce la incompatibilità “quantitativa”, che sta nella inesercitabilità delle due attribuzioni contemporaneamente, tanta da indurle (manifestamente) a defunzione;
– (e soprattutto) non potrebbero sorgere se non dal corpo elettorale nazionale, esprimente sovranità popolare al loro livello (allo stesso livello istituzionale, tuttavia, può ritenersi esordiscano gli attributi senatoriali giungenti dal Presidente della Repubblica).
3. In conclusione, la produzione senatoriale (per auto-.xeno mòrfosi) dei consiglieri e dei sindaci regionali, inscena esseri mostranti il vizio genetico, informi, penitenti della aberrazione giuspolitica della sottrazione, al corpo elettorale nazionale, della loro formazione, incapaci di vita propria, e la cui caducità, d’altronde, è scritta a chiare lettere:
– nell’art. 2: “ la durata del mandato dei senatori coincide con quella delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti”
-. nel (corrispondente) art 7 “il senato della repubblica prende atto della cessazione della carica regionale o locale e della conseguente decadenza da senatore”.
In altre parole:
– il Senato della Repubblica è un Consiglio interregionale morente di inanità esistenziale e funzionale;
– Camera la più “disparitaria”, è Cameriera dell’altra (la loro è “bicamerale” per compassione, o per menzogna).
4. E così, le “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario”, mettono in luce il senso, già oscuro, di quelle per “la riduzione del numero dei parlamentari”: in effetti, per l’ amputazione surrettizia della metà del Parlamento.
Segue

Renzi dictatore della (sua) riforma della Costituzione usurpa potere politico secondo l’art 287 e attenta contro la Costituzione dello Stato secondo l’art 283, del codice penale?

Renzi, segretario del “partito di maggioranza” e (ad un tempo) capo del governo, assumendo “iniziativa legislativa” in materia costituzionale, intervenendo ab intra e ab extra, ora segretario di partito, ora capo del governo, ora l’uno e l’altro ad un tempo, nel procedimento di legislazione costituzionale, dettando la composizione degli organi (escludendo chi sia avverso al suo fine), i tempi e i modi del dibattere e del deliberare, intrudendosi nella Autonomia (completa) del Parlamento, attribuendosi poteri che l’ordinamento costituzionale e comune non gli dà, e che, anzi, storicamente gli ha tolto:
costui, usurpando, con ciò, potere politico del quale è totalmente privo, inoltre, attentando contro la Costituzione coi suoi dictat a base di intimazioni intimidazioni minacce ricatti, “violenze”1 :  (oltre che sociopoliticamente) delinque (commette delitto) al modo previsto dagli articoli nel titolo?
L’elaborato seguente (apparso, con poche variazioni, in altra sede e tempo) funge da motivazione giuridica della risposta, all’interrogativo, che si ipotizzi affermativa, e della quale, per ciò, è qui sollecitata pubblica (e tecnica) verificazione.
A prò di questa, d’altronde, era stato concettualmente e lessicalmente congegnato, affinché potesse essere il più possibile, tecnicamente rigorosa.
Questa premessa, comunque, sintetizzandone il contenuto, facilita ampiamente la sua comprensione.
In aiuto, l’elaborato stesso evidenzia quanto oggi comunemente osservato, cioè, che nell’ultimo ventennio e ancora prima, mai Governo assunse “iniziativa legislativa” in materia costituzionale,  e lo mostra richiamando varie “bicamerali”, la loro origine tutta (e solo) parlamentare, non governativa (di Governo, d’altronde, organo “amministrativo”, “Esecutivo”, non legislativo). Di Governo, comunque, mai assumente, in materia, forma autenticamente dittatoriale quale quella oggi visibile (così manifesta, da imporre l’esterrefatto interrogativo se, “il dittatore”, sia, dopo tutto, compos sui).